Piattole: i pidocchi del pube

Rispetto ai suoi “cugini”, lo Phtirius pubis presenta una forma più larga e schiacciata, che gli ha procurato l’appellativo popolare di piattola. Ma non è questa l’unica differenza impostagli dalla natura: lievemente più grande degli altri, il pidocchio del pube ha pure zampette e uncini più sviluppati, per riuscire ad aggrapparsi saldamente a peli (quelli della zona pubica, appunto) dal fusto più corposo di quello dei capelli. Trasmesso di solito per contatto intimo, proprio per questo interessa di solito la popolazione adulta.

Dove si insinua e cosa provoca
Come dice il nome, rimane ben aggrappato alla base dei peli pubici, ma in certi casi (specie se la zona diventa sovrappopolata) decide di migrare verso altre zone molto pelose, come ad esempio la regione perineale, quella tra i glutei, nell’incavo delle cosce sull’addome, sul torace e perfino sotto le ascelle. Normalmente, come detto, è nella zona pubica che però vive questo parassita ed è dunque lì che si concentrano i morsi, poi evidenziati da minuscole crosticine alla base dei peli. Anche se ancora una volta il principale sintomo è un terribile prurito, che porta a grattarsi con frequenza, procurandosi non di rado infezioni della cute. Nei casi più seri, inoltre, il medico può riscontrare “macule cerulee” (di colore azzurro bluastro) localizzate nella parte inferiore dell’addome o in quella superiore delle cosce: sono la conseguenza di variazioni cromatiche dell’emoglobina indotte da una particolare sostanza inoculata al momento del morso dallo Phtirius pubis.

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